IL CRIMINE HA CAMBIATO FACCIA

Secondo l’ultima Relazione della DIA, meno violenza e sempre più infiltrazioni silenti nell’economia e nelle istituzioni. L’azione dei clan è ormai ispirata a modelli imprenditoriali.

Con il prolungamento dell’emergenza dovuta al Covid, la tendenza ad infiltrare in modo capillare il tessuto economico e sociale sano dei territori da parte delle organizzazioni criminali si sarebbe ulteriormente aggravata. Lo afferma la Relazione della DIA al Parlamento, relativa al II semestre del 2020 e resa pubblica a settembre 2021, sottolineando che si tratta da parte delle organizzazioni criminali di una strategia che, in un periodo di grave crisi, offrirebbe l’occasione sia di poter rilevare a buon mercato imprese in difficoltà, sia di accaparrarsi le risorse pubbliche stanziate per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Nel rapporto della Direzione Investigativa Antimafia si legge che gruppi e soggetti malavitosi lavorano costantemente per ampliare le proprie capacità di relazione e sempre più in sinergia con i colletti bianchi, sostituendo l’uso della violenza, sempre più residuale, con linee d’azione di silente e costante infiltrazione nei pubblici appalti. Secondo il rapporto della DIA, in molti contesti, grazie alla diffusa corruttela, vengono condizionate le dinamiche relazionali degli enti locali sino a controllarne le scelte, pertanto inquinando la gestione della cosa pubblica e talvolta alterando le competizioni elettorali. L’interesse dimostrato per i finanziamenti pubblici e per gli aiuti economici stanziati dal governo allarma la DIA che nell’ultima relazione ha posto l’accento sul rischio che, nei prossimi mesi, le organizzazioni criminali possano mettere le mani anche sui fondi del Pnrr in arrivo. Per evitare questo scenario, la raccomandazione della Direzione Investigativa Antimafia è che le istituzioni dedichino a questo rischio la stessa attenzione impiegata per fronteggiare la pandemia. La DIA equipara la crisi sanitaria ed economica all’emergenza rappresentata dalla criminalità poiché l’azione dei clan è ormai sempre più ispirata a modelli imprenditoriali.

Carmine Caramante (Editoriale de Il Commendatore, n. 9 Anno 2021)

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