“IN FORMA DI DIAPASON” DI GIANNI EROS RUSSO

La forza del linguaggio è nella sua dissoluzione. Recensione del libro “In forma di diapason” di Gianni Eros Russo. 

È stato presentato ad Agropoli, il 30 agosto scorso, presso il Giardino dei limoni del Bar Nazionale, il libro In forma di diapason, settimo volume della collana di poesia Agorà, edito da L’Argolibro Editore, dell’autore esordiente Gianni Eros Russo. Il libro raccoglie poesie selezionate tematicamente e ritmicamente, composte nell’arco di un decennio, “una raccolta di pensiero poetante” con le parole del curatore della collana, il poeta e critico letterario Nicola Vacca. Secondo quanto abbiamo raccolto dall’autore, In forma di diapason si propone, attraverso un processo creativo di paesaggi ritmici, di scandire un percorso di adattamento al reale, di accordatura che passa attraverso la materia, di ricercare la poesia nelle zone d’ombra del linguaggio quotidiano, giocando con la sua dissoluzione, con la contraddizione – con i contrari, le dicotomie. “La mia poetica – dichiara l’autore – a volte fatica a trovare spazio, finisce così per occupare uno spazio intermedio fra il detto e il non detto, uno spazio ritmicamente sussurrato in cui il frammento emerge dalla forza totalizzante del linguaggio”. L’opera vanta la prefazione di Marco Di Napoli, laureato in lettere moderne e appassionato di filosofia, nella quale si legge: “D’altra parte un diapason è in grado di produrre e riprodurre la stessa nota, che significa proprio ricreare una frequenza nello spazio del caos, aprire una porta per mettersi al sicuro, abitare la nominazione, fosse anche solo fittizia (come dice l’autore, “Agnieszka – le ho dato un nome fittizio”). Dare un nome fittizio alle cose come a voler stabilizzare un attimo il torrente feroce degli agrammaticali, trovare una frequenza e così dare forma alle parole, per creare una linea di erranza che si muove a velocità infinita:

“E più ti apprendo e più ti nutro in me

e non c’è un senso nell’abitare

il presente se non guardiamo

alla disconnessione oscura

del tuo passaggio in essa”.

Di certo Gianni Eros Russo ha una gran voglia di raccontarci l’incapacità di comunicare ed è questo il paradosso esistenziale che attraversa i suoi versi, il continuo oscillare tra l’autodeterminazione e la dissolvenza, perché è nella destrutturazione della parola convenzionalmente intesa, nell’area visionaria che rasenta l’irreale, che si radica, più ardita che mai, la smania dell’autore di ricomporre ed esplorare nuove forme di comunicazione tra il proprio Io e l’inespresso.

Milena Cicatiello

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